Filippo Cavallari

L'insegnamento originario del Buddha
ovvero l’Hīnayāna: la Piccola Via, la Via per pochi


 

“Fra chi vince in battaglia mille volte mille nemici e chi vince soltanto se stesso, costui è il migliore dei vincitori di ogni battaglia.”

 

“Il buddhismo originario intende indicare una via, elitaria poiché adatta a pochissimi, volta al raggiungimento di una pace interiore serena ed equanime. Tale condizione può essere conseguita soltanto dopo che sia infuriata, nella profondità del singolo, una feroce e tumultuosa battaglia. Qualora l’iniziando riuscisse a riportare vittoria in questa terribile guerra interiore (circostanza da reputarsi assai rara e difficile), avrebbe allora compiuto il cammino trascendente, divenendo bastante a se stesso.

 


La postura, l’incedere, la gestualità, l’atteggiamento generale del Buddha ricordano le movenze
e la forza di un conquistatore. La sua voce riecheggia, per potenza e limpidezza,
al pari del ruggito di un feroce leone, ragion per cui egli è talvolta appellato Śākyasiṃha,
ovvero il “Leone del clan dei Śākya”.

[…]l’uomo moderno pesa. E se pesa, reca tracce. Se reca tracce, divengono irraggiungibili il risveglio e l’estinzione, giacché il nibbāna è animitta, ovvero senza segno né traccia. In virtù di ciò, colui o colei che intenda approssimarsi a tale dimensione, dovrebbe essere Nessuno.
Esiste, o meglio non esiste, un qualche Nessuno ai nostri tempi? Esiste cioè qualcuno che realmente, incondizionatamente, senza pretese né riserve, aneli essere, o non essere, Nessuno?

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